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Lo schema per un quadro elettrico: come leggerlo e definirlo

Lo schema rappresenta uno tra gli elementi più importanti per un quadro elettrico, tanto in fase di definizione quanto in quella di lettura del quadro.
Una buona realizzazione nasce infatti da un buon progetto. La stessa facciata del Duomo di Milano è stata, prima della costruzione, realizzata con un modello (in scala) in legno.

E un buon progetto elettrico deve essere accompagnato da uno schema elettrico. Tutto ciò non permette di considerare i quadri come un’eccezione. Anche nella loro realizzazione è necessario progetto e schema.

Cosa sono e quali sono i simboli della corrente elettrica

Ma partiamo da una considerazione di base. Spesso si sente dire che è necessario utilizzare i simboli corretti negli schemi. L’osservazione è più che giusta, poiché lo schema rappresenta un elemento fondamentale nella comunicazione tra progettista e installatore (e tra installatori).


E una errata comunicazione significa realizzazione problematica. Tutto giusto quindi, tranne che per un particolare: usare il termine “simbolo” per indicare la rappresentazione di un componente è inappropriato, anche se usuale.


Il termine corretto (si vedano le Norme CEI, in particolare la CEI 3-20 e la CVEI 2-23) è “segno grafico”. Non quindi “simbolo” di interruttore unipolare, ma “segno grafico” di interruttore unipolare. Va detto che, comunque, la comunicazione passa lo stesso (anzi avviene spesso così) anche se si usa il termine sbagliato.

Come definire lo schema del quadro elettrico

Partiamo dalla definizione di schema elettrico di un quadro. Come possiamo definire lo schema di un quadro? Si tratta di una rappresentazione grafica dei circuiti elettrici presenti nel quadro stesso, completa dei componenti utilizzati e dei conduttori che li collegano.

A seconda poi di ciò che si vuole comunicare, in modo da ottenere una semplificazione della lettura, e quindi è opportuna una classificazione. Si tratta di alcune definizioni che consentono di chiarire scopi dello schema. I termini da considerare sono: unifilare, multifilare, funzionale, di montaggio, topografico, per citare i più usuali.


Il termine unifilare indica che nello schema del quadro una sola
traccia indica tutti i conduttori di un cavo, conduttori che vengono definiti con un numero di trattini in diagonale sulla traccia.


Una semplificazione di questo tipo dello schema ne rende più semplice la lettura e, conseguentemente, la progettazione del quadro. Se si desidera un maggior dettaglio si stende uno schema multifilare in cui ogni traccia rappresenta un conduttore. Si guadagna in dettaglio, si perde in chiarezza complessiva.


Se si desidera comprendere al meglio il funzionamento del quadro, lo schema funzionale fa al caso. Fase, neutro e terra sono linee orizzontali, cui si collegano i vari componenti del quadro stesso. Utile per capire quindi come funziona, meno utile in fase di montaggio.


Per questa fase serve lo schema topografico (o planimetrico) in cui viene mostrata l’effettiva collocazione nello spazio di ogni singolo componente del quadro. È chiaro che con questa rappresentazione in cui è mostrato il “dove va cosa” la fase di installazione viene semplificata.

Per riassumere. In sede di progetto (e di verifica o di manutenzione) il funzionale consente una più facile analisi dei rapporti tra le funzioni, mentre in sede di installazione il topografico permette una miglior collocazione spaziale e un miglior cablaggio.

Come leggere uno schema elettrico di un quadro

Una buona stesura dello schema di un quadro elettrico non ha solo lo scopo di realizzarne facilmente e correttamente il progetto e la costruzione. Ha infatti altri scopi interessanti e utili.

Poniamo il caso, più che mai consueto, di un guasto o di un upgrading del quadro elettrico stesso. La presenza di una buona comunicazione tra installatore originale e chi interviene, presenza costituita da una documentazione chiara ed efficace, consente di risolvere qualunque problematica in tempi ridotti.

E si sa cosa significa un fermo impianto in una fabbrica a causa della manutenzione su un quadro. Non ha importanza che il quadro sia monofase o trifase, sia per impianti civili o industriali. Una buona documentazione sia unifilare, che funzionale che topografica aiuterà a  migliorare la comunicazione.

Ed è utile anche arricchire la documentazione, cartacea o elettronica, con una serie di note a corredo che definiscano al meglio eventuali caratteristiche non visualizzabili con segni grafici o per sottolineare comunque alcune caratteristiche dei circuiti nel quadro.

Ad esempio, nello schema l’uso delle lettere TT, TN, IT, TN-S o TN-C può servire per migliorare la lettura a vista d’occhio.

L’importanza dei segni nello schema di un quadro elettrico

Un’osservazione finale. I segni grafici (segni grafici, come s’è detto, non simboli) utilizzati nei data sheets dei componenti per quadri provenienti da produttori non europei, spesso non sono secondo le norme europee.

In genere ciò non rappresenta una difficoltà insormontabile: nella lingua parlata ci si capisce anche a gesti! È tuttavia opportuno, in caso di anche minimo dubbio (anche nel linguaggio a gesti si può incorrere in equivoci), verificare bene il significato di un segno: meglio farlo prima, e una volta sola, invece che rimpiangere, dopo, di non averlo fatto.


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